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MENO GLAMOUR PIU’ SOSTANZA

Tante, troppe, parole spese a proposito e sproposito per questa inattesa situazione “virale”.Come fotografo professionista del settore moda  l’attività temporaneamente si ferma mentre come docente di fotografia in accademia di belle arti inizia una nuova esperienza:  insegnare on line che, contrariamente a come avrei immaginato,  crea una nuova sinergia tra docente e studenti. Si alleggerisce un po la formalità accademica mentre si sviluppa una nuova identità  di legame dovuta all’attuale  complicità esistenziale che fonde in modo più fluido  la relazione tra docente e studenti.  Questa è la mia esperienza, forse diversa da altri docenti,  forse perché è il mio vero “mood”, quello che applico anche nell’attività di fotografo. 

Ora ecco VOGUE con una cover bianca, minimalista, ed un editoriale del direttore Emanuele Farneti che ritengo più solidale che fashionable,  poi solo una parte, quella iniziale, dell’intervista dedicata ad Alessandro Michele di Gucci. on line ora possiamo anche leggere di più 😊

Il bianco è innanzitutto rispetto.  Il bianco è rinascita, è la luce dopo il buio, la somma di tutti i colori.  Il bianco è le divise di chi ci ha salvato la vita, mettendo a rischio la propria.

È tempo e spazio per pensare. Anche per rimanere in silenzio (perché se tutti facessimo mi po’ più di silenzio, chissà quante cose potremmo sentire, dicevano le ultime righe di un bel libro uscito qualche anno fa).  Il bianco è per chi questo spazio e questo tempo vuoto lo sta riempiendo di idee, pensieri, racconti, versi, musica, attenzioni per gli altri.

Il bianco è come quando, dopo la crisi del 29. gli abiti si fecero candidi – un colore scelto per esprimere purezza nel presente, e speranza nel futuro.

Bianche sono le notti di chi ha lavorato a questo numero, da questo e l’altro lato dell’oceano, in condizioni complicate. A ciascuno di loro va la mia gratitudine. Soprattutto: il bianco non è resa, piuttosto è una pagina tutta da scrivere.

il frontespizio di una nuova storia che sta per cominciare.

di Emanuele Farneti

 

 

 

 

Dove e come sta trascorrendo questo periodo d’isolamento? E possibile svolgere il suo lavoro a distanza?

Lo sto trascorrendo nella mia casa romana  con il mio compagno, cercando di occupare e accogliere nella mia vita questo tempo prezioso in maniera gentile. Per tutti noi è un momento traumatico, sto cercando di attraversarlo nel modo migliore possibile.  Ho scoperto che si può lavorare con grande  generosità, perché stare in casa mi permette d’immaginare di più, pensare e poter allo stesso tempo comunicare con le persone dello studio e dell’azienda con mezzi che non avevo sfruttato prima e possono aiutare moltissimo. Cerco anche di capire come questo tempo  possa servire per costruire un nuovo modo di processarlo, perché questa pausa ci costringe  a immaginare anche un domani che ora non sappiamo quando sarà. Io lo sto immaginando diverso, migliore; mi sento molto cambiato. Quando ho una pausa tra appuntamenti telefonici e lavorativi, cerco di ritrovare spazi per me e occupare il vuoto in maniera virtuosa. Sto rileggendo La montagna incantata  di Thomas Mann, un romanzo incredibile, e dove questa immobilità è raccontata in modo eccelso. Tanto tempo fa ho iniziato delle lezioni di chitarra e approfitto per suonarla. E sto facendo una cosa antica, lavorare a maglia, l’uncinetto: imparata a cinque, sei anni, mi aiuta, la definisco una bella preghiera. In quei momenti viaggio con la testa, mentre ripeto quel gesto che produce un intreccio che poi diventerà un oggetto.